venerdì 2 marzo 2012

8 Marzo: Mai più violenza sulle donne!

Il Gruppo 113 di Caserta di Amnesty International in collaborazione con l'Associazione Itaca
 
presenta la Mostra fotografica "Mai più violenza sulle donne":

La violenza sulle donne è uno scandalo per i diritti umani. In molte società questo problema si scontra con la manc...anza di interesse, il silenzio e l'apatia dei governi.
La campagna Mai più violenza sulle donne affronta le diverse violazioni dei diritti delle donne: dalla violenza domestica alla tratta, dagli stupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali.
Amnesty International chiede ai governi, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per rendere i diritti umani una realtà per tutte le donne.
In questa battaglia per i diritti umani, sono essenziali anche la solidarietà degli uomini e il loro coinvolgimento nella campagna Mai più violenza sulle donne.

La Mostra sarà aperta al pubblico dalle ore 19 a cui seguirà un'introduzione di Amnesty Caserta.
Dopo la Mostra saremo lieti di intrattenerci in una serata aperta alle donne e agli uomini per chiacchierare in maniera più informale!
 
Vi aspettiamo!!!

sabato 24 dicembre 2011

Buone Feste a tutti.

In questi giorni il Gruppo 113 ha partecipato a diversi eventi, mercatini equo-solidali, fatto firmare tante petizioni, dialogato con tantissime persone sui diritti umani, preso parte a spettacoli e collaborazioni con altre Associazioni e così, per il Gruppo 113, è arrivato il tempo di una pausa breve ma i Diritti Umani non vanno mai in pausa. Non dimentichiamoci, infatti, in questi giorni di festa, frenetici, di shopping, regali e auguri chi, invece, non è fortunato quanto noi ma che deve lottare per la libertà, per la felicità, per la vita. 
Infatti possiamo continuare a firmare petizioni sul sito nazionale http://www.amnesty.it/, curiosare sul sito tra le diverse tematiche (violenza sulle donne, pena di morte, lgbt, minori, rom e tanti altri ancora), potrete iscrivervi alle diverse tematiche per essere sempre aggiornati sulle ultime notizie dal mondo...insomma tantissime attività di interesse e curiosità e soprattutto ricordiamoci che una firma può salvare vite umane.
Buone Feste dal GR 113. 

venerdì 9 dicembre 2011

10 dicembre, Giornata dei diritti umani. La maratona mondiale di firme "Write for rights" di Amnesty International

In occasione del 10 dicembre, Giornata dei diritti umani, la Sezione Italiana di Amnesty International prende parte alla maratona mondiale di firme "Write for rights", che vede coinvolti centinaia di migliaia di attivisti e attiviste dell'organizzazione in 82 paesi.

Fino al 17 dicembre sarà possibile sottoscrivere sul sito www.firmiamolitutti.it,  creato appositamente dalla Sezione Italiana di Amnesty International, appelli per il rispetto dei diritti umani in Azerbaigian, Camerun, Corea del Nord, Iran e Messico.

Gli appelli della maratona mondiale di firme "Write for rights" chiedono il rilascio di Jean-Claude Roger Mbede, in prigione in Camerun a causa del suo orientamento sessuale; di Jabbar Savalan, in prigione in Azerbaigian per aver pubblicato su Facebook un articolo critico nei confronti del governo; e di Mohammad Sadiq Kabudvand, in prigione in Iran per aver difeso i diritti della minoranza curda.

Un quarto appello chiede la chiusura del campo di prigionia Yodok, in Corea del Nord, dove si trovano almeno 50.000 detenuti politici, bambini compresi. Il quinto appello chiede che sia celebrato il processo nei confronti dei militari responsabili dello stupro di due donne in Messico, Inés Fernández Ortega e Valentina Rosendo Cantú.

Oltre alla firma degli appelli, sempre attraverso il sito www.firmiamolitutti.it, sarà possibile inviare un messaggio di solidarietà a Jean-Claude Roger Mbede, per sostenerlo nella sua lotta per la giustizia in Camerun.

Decine di eventi si terranno in ogni parte del mondo, per ricordare anche il 50° anniversario di Amnesty International. Tra gli altri, la sera del 10 dicembre, le Cascate del Niagara s'illumineranno di giallo, il colore dell'organizzazione per i diritti umani nata nel 1961 e che conta oggi 3,2 milioni di soci.

domenica 20 novembre 2011

Russia, le norme anti Lgbt di San Pietroburgo devono essere bloccate


Amnesty International ha sollecitato le autorità comunali di San Pietroburgo, la seconda città della Russia, a non approvare una proposta di legge che metterebbe a rischio la libertà d'espressione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (Lgbti) e alimenterebbe la discriminazione nei loro confronti.

La norma, che ha già ottenuto il voto favorevole nella prima delle tre letture previste dal regolamento del Consiglio comunale, prevede il divieto di organizzare eventi pubblici da parte di singole persone e organizzazioni Lgbti col pretesto di proteggere i minorenni. Inoltre, impone multe fino all'equivalente di 1600 dollari per "azioni pubbliche dirette a propagandare la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e la transessualità tra i minorenni".

"Si tratta di un malcelato tentativo di legalizzare la discriminazione,  attraverso l'idea che gli attivisti e le attiviste per i diritti delle persone Lgbti stiano cercando in qualche modo di convertire la gioventù russa attraverso la propaganda. Una tesi risibile, se non fosse che gli effetti di questa legge sarebbero molto pericolosi e di ampia portata" - ha dichiarato Amnesty International.

Di fatto, se la legge entrasse in vigore, la libertà d'associazione e d'espressione delle persone e dei gruppi Lgbti sarebbe proibita ovunque fossero presenti dei bambini, praticamente in quasi tutti gli eventi organizzati da loro e in loro favore.

Altre regioni della Russia hanno in programma la messa al bando della "propaganda dell'omosessualità". A Riazan le norme in materia sono già entrate in vigore, mentre a Mosca e ad Arkhangelsk se ne sta discutendo.

lunedì 10 ottobre 2011

No alla pena di morte


Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, disumana e degradante ormai superata, abolita nella legge o nella pratica (de facto), da più della metà dei paesi nel mondo. La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti. Non ha effetto deterrente e il suo uso sproporzionato contro poveri ed emarginati è sinonimo di discriminazione e repressione.

Nel 1977, quando Amnesty International partecipò alla Conferenza internazionale sulla pena di morte a Stoccolma, i paesi abolizionisti erano appena 16. Oggi, il numero dei paesi abolizionisti ha superato quello dei mantenitori, che sono 58.

La tendenza mondiale verso l'abolizione della pena di morte ha conosciuto negli anni '90 una decisa accelerazione, sostenuta dai principali organi internazionali come la Commissione sui diritti umani dell'Onu. Nel 2007, nel 2008 e nel 2010, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni e impegna il Segretario generale dell'Onu a riferirne l'effettiva implementazione e a riportare tale verifica nelle successive sessioni dell'Assemblea. Tali risoluzioni, sebbene non vincolanti, portano con sé un considerevole peso politico e morale e costituiscono uno strumento efficace nel persuadere i paesi ad abbandonare l'uso della pena di morte.


Dal 1990, 55 paesi hanno abolito la pena di morte ogni reato. Il Gabon, già abolizionista per i reati ordinari, è diventato completamente abolizionista nel 2010: è il 96° paese al mondo e il 16° nell'Unione Africana ad aver messo fine a questa pratica.


In occasione del 10 ottobre, Giornata mondiale contro la pena di morte, le attiviste e gli attivisti di Amnesty International si mobilitano per chiedere la fine delle esecuzioni in Bielorussia, l'unico paese europeo e dell'ex Unione Sovietica che ancora applica la pena capitale.
 
 
 

mercoledì 14 settembre 2011

"Non è lui il colpevole", ma il 21 settembre rischia l'esecuzione in Georgia. Amnesty International si mobilita per salvare la vita di Troy Davis. Venerdì 16 a Roma iniziativa di fronte all'Ambasciata Usa


La Sezione Italiana di Amnesty International ha organizzato un fine settimana di mobilitazione per salvare la vita di Troy Davis, la cui esecuzione è prevista il 21 settembre in Georgia, Usa. L'organizzazione per i diritti umani ha lanciato un appello mondiale diretto al Comitato statale della Georgia competente a valutare le domande di grazia e che esaminerà il caso il 19 settembre.

Troy Davis è stato condannato a morte nel 1991 per l'omicidio del poliziotto Mark Allen MacPhail a Savannah, Georgia, nel 1989. Nessuna prova fisica ha mai collegato direttamente Davis all'omicidio e l'arma del delitto non è mai stata trovata. 
 La condanna a morte si è basata soprattutto sulle testimonianze oculari. Dall'inizio del processo, tuttavia, sette dei nove testimoni chiave hanno ritrattato o cambiato la loro testimonianza, dichiarando di aver originariamente accusato Davis su pressione della polizia. 
 Quella del 21 settembre è la quarta data di esecuzione per Troy Davis. Nel 2007, l'esecuzione venne fermata meno di 24 ore prima che avesse luogo.

La storia della pena capitale negli Usa è piena di errori giudiziari. In oltre 130 casi, 90 dei quali successivi alla condanna di Davis, l'innocenza dei condannati a morte è stata scoperta prima dell'esecuzione. In diversi altri, persone innocenti sono state messe a morte.

Venerdì 16 a Roma, di fronte all'Ambasciata degli Usa in via Veneto, la Sezione Italiana di Amnesty International svolgerà una manifestazione dalle 19 alle 22. Altre iniziative sono in programma nel fine settimana in molte città, tra cui Bari, Bologna, Cagliari, Grosseto, Mestre (VE), Milano, Mirano (VE), Napoli, Padova, Perugia, Poggibonsi (SI), San Benedetto del Tronto (AP), Sant'Egidio del Monte Albino (SA), Teramo, Termoli, Torre del Greco (NA), Verona. L'elenco completo sarà pubblicato sul sito www.amnesty.it.

venerdì 8 luglio 2011

Lunedì 11 luglio: un fiore per ricordare Srebrenica


Tombe di musulmani-bosniaci © AP
Il 10 luglio 1995, nel corso della guerra della Bosnia ed Erzegovina, le forze serbo-bosniache attaccarono l'enclave di Srebrenica, dichiarata "zona protetta" dalle Nazioni Unite e in cui migliaia di musulmani bosniaci avevano trovato rifugio. Dopo la presa di Srebrenica, le forze serbo-bosniache separarono dal resto della popolazione per poi ucciderli deliberatamente almeno 8000 uomini e ragazzi bosniaco-musulmani. Alcune donne furono stuprate. Quanto successo a Srebrenica 16 anni fa è stato descritto come la peggiore atrocità commessa in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale ed è stato riconosciuto come genocidio dal Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia. I procedimenti in corso contro Radovan Karadzic e Ratko Mladić, arrestato appena il 26 maggio scorso, non bastano a cancellare un vergognoso capitolo della storia europea della fine dello scorso secolo. Così come non basta la recentissima sentenza di un tribunale dell'Olanda, che ha condannato in sede civile quel paese per l'operato dei suoi caschi blu. Amnesty International vuole ricordare il genocidio di  Srebrenica con un gesto semplice ma al quale affidare un significato particolare: la consegna di fiori all'Ambasciata della Bosnia ed Erzegovina. È possibile far recapitare i fiori da consegnare all'Ambasciata entro le ore 11 di lunedì 11 luglio, presso la sede della Sezione Italiana di Amnesty International, via Giovanni Battista De Rossi 10, 00161 Roma.  Per ulteriori informazioni, contattare: Ufficio Attivismo action@amnesty.it 06/4490221

mercoledì 6 luglio 2011

Il ministro della Sanità indiano dice che l'omosessualità è una malattia


Il ministro Ghulum Nabo Azad  © Demotix
Amnesty International ha chiesto alle autorità indiane di proteggere i diritti degli omosessuali, all'indomani delle vergognose dichiarazioni del ministro della Sanità, il quale intervenendo lunedì 4 luglio a una conferenza sull'His/Aids ha detto l'omosessualità è "una malattia" e fare sesso tra due uomini "è una cosa completamente innaturale e non dovrebbe accadere".

Amnesty International ritiene che le affermazioni del ministro Ghulum Nabo Azad rappresentino un grave passo indietro nella tutela dei diritti sessuali.

Nel 2009, con una sentenza storica, l'India aveva annullato le leggi coloniali britanniche del XIX secolo che proibivano rapporti sessuali consensuali tra persone del medesimo sesso.

L'Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto che la protezione dei diritti degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini è fondamentale per promuovere pratiche sessuali sicure e per contrastare la diffusione dell'Hiv. Stigmatizzare in pubblico l'omosessualità o, come nel caso del ministro indiano, definirla una patologia, rischia di dissuadere molti uomini dal ricorrere a test o a trattamenti per l'Hiv/Aids.

martedì 21 giugno 2011

Nicaragua: le farfalle della solidarietà

Stai dalla parte delle donne e delle ragazze che in Nicaragua lottano per il rispetto dei loro diritti umani

"Per noi la farfalla rappresenta il desiderio di realizzare i nostri sogni, aprire le nostre ali...combattere con forza per i nostri diritti."
Martha Munguia - Alleanza nicaraguense dei rifugi per donne
 
 
In Nicaragua le donne e le ragazze rischiano la vita. Lo stupro e gli abusi sessuali sono molto frequenti: tra il 1998 e il 2008, 14.337 donne e ragazze hanno denunciato di aver subito violenza sessuale. In quasi la metà dei casi, avevano meno di 17 anni.

A causa di una legge del 2008, che considera reato ogni forma di aborto in qualsiasi circostanza, le ragazze rimaste incinte a seguito di uno stupro che non intendono terminare la gravidanza sono lasciate senza possibilità di scelta legale; e ciò senza alcun riguardo per le ulteriori sofferenze alle quali vanno incontro. La criminalizzazione dell'aborto viola i diritti umani delle donne e delle ragazze e mette in pericolo le loro vite. Nessuna donna e nessuna ragazza dovrebbe essere arrestata e detenuta per aver cercato di abortire o per averlo fatto.

Aggiungi la tua voce alla loro per chiedere che tutto questo finisca. Invia una farfalla col tuo messaggio alle donne e alle ragazze dei centri di accoglienza in Nicaragua!
 

 

Istruzioni

Segui le brevi istruzioni suggerite (in inglese) nel sito:

1) scegli la forma della tua farfalla
2) scegli il colore
3) inserisci il tuo nome, cognome, indirizzo e-mail, città e paese e scrivi il tuo messaggio di solidarietà (in italiano o nella lingua che preferisci), che sia positivo e di speranza per i diritti e il futuro delle donne e delle ragazze del Nicaragua
4) invita i tuoi amici a partecipare all'azione oppure scarica la farfalla che hai creato.

CREA TUA FARFALLA!

Il 28 settembre, le donne e le ragazze del Nicaragua manifesteranno pubblicamente per chiedere la depenalizzazione dell'aborto e la fine della violenza sessuale. La tua farfalla e il tuo messaggio di solidarietà saranno utilizzati durante la manifestazione.

Puoi anche SCARICARE e STAMPARE la farfalla. COLORALA come preferisci e SCRIVI il tuo messaggio di solidarietà. Ricordati di FIRMARLA con il tuo nome e di SPEDIRLA a:Ufficio Campagne e Ricerca
Amnesty International - Sezione Italiana
Via G.B. De Rossi, 10
00161 Roma
 

Amnesty International chiede al governo turco di agire per porre fine alla discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender


Gay Pride a Beyoglu, Istanbul, 4 luglio 2008 © Yasemind
In un rapporto intitolato "Né una malattia, né un reato: le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender della Turchia chiedono uguaglianza", pubblicato oggi, Amnesty International ha chiesto alle autorità turche di introdurre leggi che proteggano le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgtb) dall'ampia discriminazione che subiscono, dai servizi sanitari all'educazione, dall'alloggio all'impiego, in un paese privo di mezzi legali per contrastarla. "Il profondo pregiudizio nei confronti delle persone Lgtb e la paura dell'ostracismo e degli attacchi fanno sentire molte di esse costrette a nascondere il loro orientamento sessuale, anche nei confronti dei familiari" - ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia. "Dichiarazioni omofobe da parte delle autorità hanno incoraggiato gli atti discriminatori. Anziché ripetere gli errori del passato, il nuovo governo deve rispettare e proteggere i diritti delle persone Lgbt a parole e nei fatti". "Impossibilitate a trovare un impiego, le transgender sono spesso costrette a svolgere prestazioni sessuali illegali, nel cui ambito vengono ulteriormente perseguitate da pubblici ufficiali. Sono inoltre il bersaglio preferito dei crimini dell'odio, ma questo aspetto rimane largamente ignorato da parte delle autorità" - ha aggiunto Gardner. Giorno per giorno, le transgender vengono multate arbitrariamente, in quella che appare una persecuzione sistematica e una punizione basata sull'identità di genere. Coloro che osano sfidare  questa prassi rischiano minacce e atti di violenza. In un sondaggio condotto nel 2010 da Lambda Istanbul, un'organizzazione di solidarietà con le persone Lgbt, oltre l'89 per cento delle 104 transgender intervistate ha dichiarato di essere stato vittima di violenza fisica mentre era in custodia della polizia. Solo nel 2010, le associazioni Lgbt hanno documentato 16 omicidi a causa dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere delle vittime.
Molti crimini dell'odio non vengono denunciati e, anche in caso di denuncia, non vengono registrati come reati, né tantomeno le motivazioni dell'atto di violenza vengono prese in considerazione.

Le persone Lgbt subiscono discriminazione anche quando sono le vittime dei crimini violenti. Numerose leggi, pur non essendo esplicitamente discriminatorie, vengono applicate dal sistema giudiziario in modo da risultare discriminatorie.
 

giovedì 2 giugno 2011

Prigionieri di coscienza - Azerbaigian

Eynulla Fatullayev © IRFS


Eynulla Fatullayev, uno dei più noti giornalisti del paese, è stato rilasciato il 26 maggio 2011. Amnesty International lo aveva adottato nel 2007, avviando una campagna per la sua scarcerazione, dopo che era stato condannato per diffamazione e terrorismo unicamente a causa dei suoi articoli.

martedì 8 marzo 2011

Evento Libreria Mondadori ore 18:30

Il Gruppo Amnesty 113 di Caserta oggi, 8 marzo Festa della Donna, sarà presente alla Libreria Mondadori di Caserta C.so Trieste 247-249 all’evento “donne contro…donne per…” alle 18:30.festa%20donna1

Una occasione per riflettere e ridare senso a questa ricorrenza, dando voce e vita ad alcune donne “illustri”, che hanno fatto della propria vita un simbolo: scrittrici, donne avvocato, donne medico, scienziate, donne in politica, donne di carta, eroine e nostre muse… figure che comunicano oggi più di ieri l’importanza di essere “donne contro…donne per…”

Presenti: Marilena Lucente(scrittrice), Maria Stella Eisenberg (scrittrice), Benedetta Rizzi (psicologa - associazione SpazioDonna Caserta), Ester Natale (fondatrice ass. Shea), Daniela Borrelli (docente). Presenta Maria Beatrice Crisci (giornalista).

8 marzo: anche in Italia la campagna di Amnesty International per chiedere al governo del Nicaragua di porre fine alla violenza sessuale.

In occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Sezione Italiana di Amnesty International promuove in Italia la campagna mondiale dell'organizzazione per i diritti umani per chiedere al governo del Nicaragua di porre fine alla violenza sessuale, dilagante nel paese.
Tra il 1998 e il 2008, 14.337 donne e ragazze hanno denunciato di aver subito violenza sessuale. In quasi la metà dei casi, si trattava di ragazze al di sotto dei 17 anni di età. La maggior parte delle violenze e degli abusi avviene in ambito familiare. Nonostante l'evidente gravità del problema, il governo del Nicaragua non si sta ancora occupando di questa emergenza nascosta dei diritti umani.
Nel suo appello al governo del presidente Daniel Ortega, Amnesty International chiede di prevenire la violenza sessuale, proteggere le sopravvissute e garantire giustizia e risarcimento alle giovani vittime di stupri.
Nonostante i dati impressionanti, l'organizzazione per i diritti umani sottolinea come in Nicaragua, così come in altri paesi dell'America Latina, lo stupro e gli abusi sessuali siano reati poco denunciati, soprattutto se coinvolgono giovani ragazze e se avvengono in famiglia.
Il sistema giudiziario non riesce a proteggere le ragazze che hanno denunciato abusi sessuali o stupri alla polizia e molte di loro restano intrappolate in situazioni di violenza senza una via d'uscita né giustizia. Anche nei casi in cui le inchieste vadano avanti, spesso chi ha sporto denuncia abbandona il processo poiché troppo traumatico o costoso. In alcuni casi, i presunti colpevoli sono rilasciati su cauzione senza che vi siano adeguati controlli o supervisioni, con enormi rischi di ritorsioni e vendette sulle donne che hanno subito violenza sessuale.
Le giovani sopravvissute agli stupri o agli abusi sessuali ricevuto uno scarso, se non nullo, sostegno dal governo per superare i traumi e ricostruire le loro vite. Le più fortunate trovano assistenza psicologica o legale in strutture indipendenti, ma ciò non è abbastanza per garantire aiuto a tutte quelle che ne hanno bisogno.
Nel 2008, inoltre, è entrata in vigore una legge che considera reato l'aborto in ogni sua forma e in qualsiasi circostanza. Questo significa che le ragazze che restano incinte a seguito di uno stupro sono lasciate senza possibilità di scelta.
Per promuovere l'appello al governo del Nicaragua, la Sezione Italiana di Amnesty International ha anche prodotto il cortometraggio "Fermiamo la violenza sessuale contro donne e ragazze", in cui l'attrice Maria Scorza legge alcune testimonianze di donne e ragazze che hanno trovato il coraggio di denunciare gli atti di violenza subiti.

mercoledì 2 marzo 2011

Roma 6 marzo: un fiore bianco per Raul, Fernando, Sebastian e Patrizia

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Per ricordarli a un mese dalla scomparsa, nell'incendio dell'insediamento in cui abitavano

La sera di domenica 6 febbraio perdevano la vita nell'incendio che ha bruciato la loro abitazione Raul, Fernando, Sebastian e Patrizia, quattro bambini rom che vivevano a Roma con la loro famiglia, alloggiati in un riparo di fortuna in un accampamento nei pressi della Via Appia.
Per non dimenticarli, e per ricordare tutte le persone che hanno perso la vita in questi anni negli accampamenti in cui molte comunità rom e sinte in Italia sono costrette ad abitare, la Sezione Italiana di Amnesty International, la Fondazione Migrantes, l'Associazione 21 Luglio e Popica invitano tutti a portare un fiore bianco a Piazza degli Zingari, luogo che testimonia i secoli di storia comune che uniscono la città di Roma alle comunità rom e sinte.
Se non potrete essere presenti fisicamente, vi chiediamo di manifestare la vostra vicinanza facendo recapitare dei fiori bianchi tra le 12.00 e le 13.00 tramite un servizio di consegna fiori a domicilio oppure contattando i fioristi della zona:
http://bit.ly/fioristi_monti


Per spedire i fiori utilizzate i seguenti dati:
NOME E COGNOME: Fabio Ciconte (incaricato di Amnesty International)
INDIRIZZO: Piazza degli Zingari
LOCALITA': Roma
RECAPITO TELEFONICO: 3287284402
CAP: 00184
PAESE: Italia
ORARIO: mattina (tra le 12 e le 13)

domenica 20 febbraio 2011

Per un'Europa senza discriminazione

Bambina della comunità rom di Miercurea Ciuc, Romania, 13 maggio 2009 ©Zsuzsanna Ardó

In Europa milioni di persone sono ancora sottoposte a esclusione sociale, povertà, maltrattamenti e violenza, per quello che sono, quello che si presume siano o ciò in cui credono.

Bambina della comunità rom di Miercurea Ciuc, Romania, 13 maggio 2009 ©Zsuzsanna Ardó

La discriminazione può assumere diverse forme: insulti e aggressioni, negazione dei beni di prima necessità, dell'accesso ai servizi essenziali e ad altri diritti. La discriminazione può essere diretta, ad esempio quando una legge dispone misure differenti per un particolare gruppo di persone o le esclude. Oppure indiretta, quando leggi o prassi apparentemente neutre svantaggiano uno specifico gruppo di persone.
Chi subisce discriminazione può incontrare ostacoli nell'accesso al lavoro, all'istruzione, all'alloggio e a un'assistenza sanitaria adeguata. Tutte queste forme di discriminazione sono vietate dal diritto internazionale dei diritti umani. Per combatterle è necessario comprendere che i diritti umani sono interconnessi e che troppo spesso la violazione di un diritto può esporre le persone a ulteriori violazioni.

La campagna di Amnesty International "Per un'Europa senza discriminazione" ha lo scopo di ridurre la persecuzione, l'esclusione e la discriminazione sulla base di sesso, razza od origine etnica, nazionalità, religione, orientamento sessuale, di genere o su altri aspetti relativi all'identità e alla coscienza di ogni individuo, perpetrate da stati e attori non statali, affinché tutte le persone in Europa possano godere di un'effettiva ed efficace protezione da ogni forma di discriminazione.
La parità di trattamento di tutte le persone non è solo una questione di buon senso o di cortesia, ma è un diritto riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani cosi come da trattati, tra cui la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali e tutti i governi europei hanno l'obbligo di garantire che questo principio fondamentale sia rispettato.

Il diritto internazionale impegna gli stati ad assicurare che le loro leggi e azioni non abbiano carattere discriminatorio.

Per ottenere un cambiamento effettivo, Amnesty International chiede ai governi europei e all'Unione europea di mettere i diritti umani al centro delle loro politiche:

Fino a quando l'Europa non affronterà seriamente l'esclusione sociale, la violenza e i maltrattamenti, la povertà e il pregiudizio, le persone continueranno a essere discriminate e a vedere violati i loro diritti umani.

sabato 22 gennaio 2011

Questa non è l’Islam!

Il video che proponiamo oggi è molto toccante, un video che ci rattrista molto ma ci fa anche pensare. Pensare all’Islam…Ma l’Islam è davvero questa? No! Non è lapidazione, non è sofferenza. Difendiamo i diritti delle donne e di ogni essere umano da ogni abuso!

Questo video è dedicato a tutte le persone che hanno subito torture!