lunedì 5 maggio 2014
Presentazione libro Le ali di Christina di Stefano Mosca con Amnesty Caserta e Spazio Donna.
venerdì 2 marzo 2012
8 Marzo: Mai più violenza sulle donne!
La violenza sulle donne è uno scandalo per i diritti umani. In molte società questo problema si scontra con la manc...anza di interesse, il silenzio e l'apatia dei governi.
La campagna Mai più violenza sulle donne affronta le diverse violazioni dei diritti delle donne: dalla violenza domestica alla tratta, dagli stupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali.
Amnesty International chiede ai governi, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per rendere i diritti umani una realtà per tutte le donne.
In questa battaglia per i diritti umani, sono essenziali anche la solidarietà degli uomini e il loro coinvolgimento nella campagna Mai più violenza sulle donne.
La Mostra sarà aperta al pubblico dalle ore 19 a cui seguirà un'introduzione di Amnesty Caserta.
Dopo la Mostra saremo lieti di intrattenerci in una serata aperta alle donne e agli uomini per chiacchierare in maniera più informale!
venerdì 9 dicembre 2011
10 dicembre, Giornata dei diritti umani. La maratona mondiale di firme "Write for rights" di Amnesty International
Fino al 17 dicembre sarà possibile sottoscrivere sul sito www.firmiamolitutti.it, creato appositamente dalla Sezione Italiana di Amnesty International, appelli per il rispetto dei diritti umani in Azerbaigian, Camerun, Corea del Nord, Iran e Messico.
Gli appelli della maratona mondiale di firme "Write for rights" chiedono il rilascio di Jean-Claude Roger Mbede, in prigione in Camerun a causa del suo orientamento sessuale; di Jabbar Savalan, in prigione in Azerbaigian per aver pubblicato su Facebook un articolo critico nei confronti del governo; e di Mohammad Sadiq Kabudvand, in prigione in Iran per aver difeso i diritti della minoranza curda.
Un quarto appello chiede la chiusura del campo di prigionia Yodok, in Corea del Nord, dove si trovano almeno 50.000 detenuti politici, bambini compresi. Il quinto appello chiede che sia celebrato il processo nei confronti dei militari responsabili dello stupro di due donne in Messico, Inés Fernández Ortega e Valentina Rosendo Cantú.
Oltre alla firma degli appelli, sempre attraverso il sito www.firmiamolitutti.it, sarà possibile inviare un messaggio di solidarietà a Jean-Claude Roger Mbede, per sostenerlo nella sua lotta per la giustizia in Camerun.
Decine di eventi si terranno in ogni parte del mondo, per ricordare anche il 50° anniversario di Amnesty International. Tra gli altri, la sera del 10 dicembre, le Cascate del Niagara s'illumineranno di giallo, il colore dell'organizzazione per i diritti umani nata nel 1961 e che conta oggi 3,2 milioni di soci.
mercoledì 28 settembre 2011
Arabia Saudita: donna condannata a 10 frustate per aver guidato
"Permettere di prendere parte alle elezioni locali sarà anche una cosa buona e giusta, ma se le donne saudite vanno ancora incontro alle frustate per aver cercato di esercitare il loro diritto alla libertà di movimento, questo significa che le tanto reclamizzate riforme valgono veramente poco" - ha dichiarato Philip Luther, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. "In Arabia Saudita occorre smantellare un intero sistema di subordinazione delle donne agli uomini".
Il divieto per le donne di guidare un'automobile è in vigore dal 1990. Le condanne alle punizioni corporali, in particolare alle frustate, sono emesse con regolarità dai tribunali dell'Arabia Saudita.
mercoledì 7 settembre 2011
Sierra Leone: alle donne in gravidanza ancora negate cure mediche salvavita, denuncia un nuovo rapporto di Amnesty International
A oltre un anno di distanza dal lancio dell'Iniziativa "Cure mediche gratuite", le ragazze e le donne in gravidanza della Sierra Leone continuano a incontrare serie difficoltà nell'accesso a medicinali e a cure cruciali per salvaguardare la gravidanza e il parto.
L'Iniziativa, avviata nell'aprile 2010, avrebbe dovuto garantire cure mediche gratuite, nei centri sanitari governativi, a tutte le donne in gravidanza e in allattamento, nonché ai bambini e alle bambine fino al compimento del quinto anno di età. Tuttavia, un nuovo rapporto diffuso oggi da Amnesty International denuncia che a molte donne viene ancora chiesto di pagare, cosa che non sono in grado di fare.
"Per molti aspetti, il sistema sanitario continua a funzionare male" - ha dichiarato Erwin van der Borght. "I dati forniti dal governo mostrano che dal lancio dell'Iniziativa, un numero maggiore di donne ha accesso a cure prenatali e partorisce nei centri sanitari. Tuttavia, molte donne continuano a dover pagare per ricevere medicinali essenziali e le donne e le ragazze povere hanno sempre un accesso limitato a cure mediche fondamentali nella gravidanza e nel parto".
Il governo della Sierra Leone ha adottato alcune misure per affrontare questa situazione, tra cui azioni per favorire l'accesso delle donne ai servizi sanitari, un aumento degli stipendi degli operatori sanitari e corsi di formazione aggiuntivi per questi ultimi. Tuttavia, rimane da fare molto altro.
"Una carenza determinante nel sistema sanitario, che impedisce il successo di ogni riforma, è l'assenza di sistemi efficaci di monitoraggio e di accertamento delle responsabilità" - ha proseguito van der Borght.
domenica 26 giugno 2011
Continuano gli stupri di massa nella Repubblica Democratica del Congo
Lo stesso gruppo si era reso responsabile di stupri di massa nella zona, appena cinque mesi fa.
"Questo è il risultato dell'incapacità del governo congolese di portare di fronte alla giustizia i soldati del suo esercito e gli appartenenti ai gruppi armati. In questo modo si rafforza la cultura dell'impunità e si apre la strada ad altri attacchi contro la popolazione civile" - ha dichiarato Erwin van der Borght, direttore del Programma Africa di Amnesty International.
Secondo una ricostruzione dei fatti, basata su fonti locali, il 9 giugno il colonnello dell'esercito congolese Kifary Niragiye ha appreso di essere stato degradato al termine di un corso di addestramento svolto nel centro di Kananda, Kivu Sud. Ha abbandonato il campo insieme a 150 soldati fedeli e si è diretto verso il villaggio di Nyakiele, razziandolo e stuprando le abitanti.
Il vice colonnello di Kifaru e altri otto suoi uomini erano stati condannati per crimini contro l'umanità, a febbraio, per aver stuprato un mese prima almeno 60 donne nella città di Fizi.
Le indagini su altri stupri di massa commessi nell'estate del 2010 nel Kivu Nord, in cui oltre 300 tra donne, uomini, ragazzi e ragazze erano stati stuprati, procedono con grande lentezza.
Amnesty International sollecita indagini rapide, approfondite, indipendenti e imparziali su tutti questi reati, processi regolari nei confronti delle persone sospettate e misure immediate per assicurare la protezione delle vittime durante e dopo le indagini. Il governo dovrà inoltre fornire immediate cure mediche e psicologiche alle vittime.
martedì 21 giugno 2011
Nicaragua: le farfalle della solidarietà
Stai dalla parte delle donne e delle ragazze che in Nicaragua lottano per il rispetto dei loro diritti umani
Martha Munguia - Alleanza nicaraguense dei rifugi per donne
A causa di una legge del 2008, che considera reato ogni forma di aborto in qualsiasi circostanza, le ragazze rimaste incinte a seguito di uno stupro che non intendono terminare la gravidanza sono lasciate senza possibilità di scelta legale; e ciò senza alcun riguardo per le ulteriori sofferenze alle quali vanno incontro. La criminalizzazione dell'aborto viola i diritti umani delle donne e delle ragazze e mette in pericolo le loro vite. Nessuna donna e nessuna ragazza dovrebbe essere arrestata e detenuta per aver cercato di abortire o per averlo fatto.
Aggiungi la tua voce alla loro per chiedere che tutto questo finisca. Invia una farfalla col tuo messaggio alle donne e alle ragazze dei centri di accoglienza in Nicaragua!
Istruzioni
1) scegli la forma della tua farfalla
2) scegli il colore
3) inserisci il tuo nome, cognome, indirizzo e-mail, città e paese e scrivi il tuo messaggio di solidarietà (in italiano o nella lingua che preferisci), che sia positivo e di speranza per i diritti e il futuro delle donne e delle ragazze del Nicaragua
4) invita i tuoi amici a partecipare all'azione oppure scarica la farfalla che hai creato.
CREA TUA FARFALLA!
Il 28 settembre, le donne e le ragazze del Nicaragua manifesteranno pubblicamente per chiedere la depenalizzazione dell'aborto e la fine della violenza sessuale. La tua farfalla e il tuo messaggio di solidarietà saranno utilizzati durante la manifestazione.
Puoi anche SCARICARE e STAMPARE la farfalla. COLORALA come preferisci e SCRIVI il tuo messaggio di solidarietà. Ricordati di FIRMARLA con il tuo nome e di SPEDIRLA a:Ufficio Campagne e Ricerca
Amnesty International - Sezione Italiana
Via G.B. De Rossi, 10
00161 Roma
domenica 19 giugno 2011
Arabia Saudita: le attiviste si preparano a sfidare il divieto di guidare
La campagna online "Women2drive", promossa tramite Facebook e Twitter, ha invitato le donne in possesso di patente di guida internazionale a mettersi al volante domani, 17 giugno, svolgendo le loro attività quotidiane, anziché concentrarsi in un unico luogo.
"Il divieto di guida per le donne rappresenta un immenso ostacolo alla libertà di movimento e limita gravemente la possibilità di svolgere la vita di tutti giorni nel modo preferito, come andare al lavoro, fare la spesa o andare a prendere i figli a scuola" - ha dichiarato Philip Luther, vicedirettore del Programma Africa del Nord e Medio Oriente di Amnesty International. "Le autorità saudite non devono arrestare le donne munite di patente che vogliono guidare e devono garantire loro le stesse opportunità di guida degli uomini. Questa, peraltro, è solo una delle molte aree in cui vengono negati i diritti umani e la capacità d'azione delle donne".
Le autorità saudite hanno stroncato i recenti tentativi delle donne munite di patente internazionale di sfidare il divieto di guida.
Manal al-Sharif, 32enne consulente per la sicurezza informatica, è stata arrestata il mese scorso ad al-Khobar per essersi messa più volte alla guida e aver invitato, attraverso un video postato su YouTube, altre donne a fare altrettanto. È stata costretta a firmare un impegno a non guidare ulteriormente e dopo 10 giorni è stata scarcerata. Stessa sorte è toccata ad altre donne, in diverse città del regno.
Il divieto di guida per le donne è stato formalmente introdotto dal ministero dell'Interno nel 1990, a seguito di una protesta al volante organizzata dalle donne per contestare quella che è una proibizione consuetudinaria.
Le donne in Arabia Saudita subiscono gravi discriminazioni sia nelle leggi che nella pratica. Non hanno diritto di voto e devono ottenere il permesso di un tutore di sesso maschile prima di viaggiare, accettare un lavoro remunerato, proseguire negli studi superiori o sposarsi. La violenza domestica contro le donne è ritenuta diffusa.
giovedì 2 giugno 2011
Egitto, un generale ammette: "17 donne costrette al test di verginità"
Il generale, che ha parlato sotto condizione di anonimato, ha detto al giornalista che lo intervistava: "Mica erano come sua figlia o sua figlia. Quelle ragazze stavano nelle tende insieme a dei manifestanti di sesso maschile".
"Queste parole sono una giustificazione completamente perversa di una degradante forma di abuso. Le donne sono state sottoposte a un atto che non è niente di meno che una forma di tortura" - ha dichiarato Amnesty International. "Le autorità egiziane devono condannare questi atteggiamenti discriminatori, oltraggiosi e offensivi che sono stati utilizzati per giustificare la tortura nei confronti delle donne che manifestavano in piazza Tahrir, atteggiamenti che sono evidentemente radicati ai più alti livelli".
A marzo, Amnesty International aveva raccolto le testimonianze di manifestanti che erano state costrette a sottoporsi al "test di verginità" e aveva chiesto al Consiglio supremo delle forze armate egiziane di indagare. Al momento, non c'è stata alcuna risposta.
"L'insinuazione del generale che solo le vergini possono essere vittime di stupro è un atteggiamento sessista a lungo screditato e un'assurdità giuridica. Quando viene accertato un caso di stupro è irrilevante se la vittima era o meno vergine. L'esercito deve immediatamente ordinare alle forze di sicurezza e ai soldati che questi 'test' sono vietati".
Dopo aver sgomberato piazza Tahrir il 9 marzo , il giorno dopo la Giornata internazionale delle donne, i militari avevano arrestato 18 donne. Dopo essere state picchiate e sottoposte a scariche elettriche 17 di loro erano state obbligate a denudarsi e a fare il "test di verginità", con la minaccia di essere incriminate, in base all'esito, per prostituzione.
Le donne erano poi comparse di fronte a un tribunale militare l'11 marzo e rilasciate due giorni dopo. Diverse di esse erano state condannate a un anno di carcere, con la sospensione della pena, per vari reati tra cui condotta disordinata, distruzione di proprietà pubblica e privata, ostacolo alla circolazione e possesso di armi.
Sebbene siano state in prima linea nelle proteste di massa che hanno portato alle dimissioni del presidente Hosni Mubarak, le donne sono assenti nel comitato per la riforma costituzionale e scarsamente rappresentate nel nuovo governo.
"Il governo egiziano deve sostenere i diritti di tutte le donne egiziane, che così tanto sono impegnate per le libertà del paese, e stare dalla parte di coloro che lottano per l'uguaglianza di genere e per i diritti delle donne" - ha concluso Amnesty International.
sabato 28 maggio 2011
martedì 8 marzo 2011
Evento Libreria Mondadori ore 18:30
Il Gruppo Amnesty 113 di Caserta oggi, 8 marzo Festa della Donna, sarà presente alla Libreria Mondadori di Caserta C.so Trieste 247-249 all’evento “donne contro…donne per…” alle 18:30.
Una occasione per riflettere e ridare senso a questa ricorrenza, dando voce e vita ad alcune donne “illustri”, che hanno fatto della propria vita un simbolo: scrittrici, donne avvocato, donne medico, scienziate, donne in politica, donne di carta, eroine e nostre muse… figure che comunicano oggi più di ieri l’importanza di essere “donne contro…donne per…”
Presenti: Marilena Lucente(scrittrice), Maria Stella Eisenberg (scrittrice), Benedetta Rizzi (psicologa - associazione SpazioDonna Caserta), Ester Natale (fondatrice ass. Shea), Daniela Borrelli (docente). Presenta Maria Beatrice Crisci (giornalista).
8 marzo: anche in Italia la campagna di Amnesty International per chiedere al governo del Nicaragua di porre fine alla violenza sessuale.
In occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale delle donne, la Sezione Italiana di Amnesty International promuove in Italia la campagna mondiale dell'organizzazione per i diritti umani per chiedere al governo del Nicaragua di porre fine alla violenza sessuale, dilagante nel paese.
Tra il 1998 e il 2008, 14.337 donne e ragazze hanno denunciato di aver subito violenza sessuale. In quasi la metà dei casi, si trattava di ragazze al di sotto dei 17 anni di età. La maggior parte delle violenze e degli abusi avviene in ambito familiare. Nonostante l'evidente gravità del problema, il governo del Nicaragua non si sta ancora occupando di questa emergenza nascosta dei diritti umani.
Nel suo appello al governo del presidente Daniel Ortega, Amnesty International chiede di prevenire la violenza sessuale, proteggere le sopravvissute e garantire giustizia e risarcimento alle giovani vittime di stupri.
Nonostante i dati impressionanti, l'organizzazione per i diritti umani sottolinea come in Nicaragua, così come in altri paesi dell'America Latina, lo stupro e gli abusi sessuali siano reati poco denunciati, soprattutto se coinvolgono giovani ragazze e se avvengono in famiglia.
Il sistema giudiziario non riesce a proteggere le ragazze che hanno denunciato abusi sessuali o stupri alla polizia e molte di loro restano intrappolate in situazioni di violenza senza una via d'uscita né giustizia. Anche nei casi in cui le inchieste vadano avanti, spesso chi ha sporto denuncia abbandona il processo poiché troppo traumatico o costoso. In alcuni casi, i presunti colpevoli sono rilasciati su cauzione senza che vi siano adeguati controlli o supervisioni, con enormi rischi di ritorsioni e vendette sulle donne che hanno subito violenza sessuale.
Le giovani sopravvissute agli stupri o agli abusi sessuali ricevuto uno scarso, se non nullo, sostegno dal governo per superare i traumi e ricostruire le loro vite. Le più fortunate trovano assistenza psicologica o legale in strutture indipendenti, ma ciò non è abbastanza per garantire aiuto a tutte quelle che ne hanno bisogno.
Nel 2008, inoltre, è entrata in vigore una legge che considera reato l'aborto in ogni sua forma e in qualsiasi circostanza. Questo significa che le ragazze che restano incinte a seguito di uno stupro sono lasciate senza possibilità di scelta.
Per promuovere l'appello al governo del Nicaragua, la Sezione Italiana di Amnesty International ha anche prodotto il cortometraggio "Fermiamo la violenza sessuale contro donne e ragazze", in cui l'attrice Maria Scorza legge alcune testimonianze di donne e ragazze che hanno trovato il coraggio di denunciare gli atti di violenza subiti.
La rivoluzione egiziana mette in secondo piano le donne?
Cento anni dopo, la realtà è che le donne hanno molte più probabilità di essere povere così come di essere analfabete. Guadagnano solo il 10 per cento del reddito mondiale anche se fanno i due terzi del lavoro. Producono fino all'80 per cento del cibo nei Paesi in via di sviluppo ma posseggono solo l'1 per cento della terra.
In molti paesi, alle donne viene ancora detto cosa possono fare, persino cosa possono indossare. In Arabia Saudita, Cecenia e Iran, se non rispettano i rigidi codici religiosi sull'abbigliamento, rischiano guai seri. Se li rispetteranno, le donne musulmane in Belgio, Francia e in alcune zone della Spagna finiranno per violare la legge.
Le donne che prendono parte alle campagne per il cambiamento vengono spesso derise e attaccate con violenza. In alcuni casi, può andar loro persino peggio. In paesi come Filippine, Messico, Nepal e Russia note attiviste sono state uccise a causa del loro impegno. In Bangladesh, Cina, India, Zimbabwe e in molti altri paesi, vengono regolarmente arrestate e torturate.
Eppure la comunità internazionale ignora ampiamente questi fatti. La disuguaglianza di genere è considerata un fatto spiacevole ma inevitabile.

