domenica 20 novembre 2011

Russia, le norme anti Lgbt di San Pietroburgo devono essere bloccate


Amnesty International ha sollecitato le autorità comunali di San Pietroburgo, la seconda città della Russia, a non approvare una proposta di legge che metterebbe a rischio la libertà d'espressione delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (Lgbti) e alimenterebbe la discriminazione nei loro confronti.

La norma, che ha già ottenuto il voto favorevole nella prima delle tre letture previste dal regolamento del Consiglio comunale, prevede il divieto di organizzare eventi pubblici da parte di singole persone e organizzazioni Lgbti col pretesto di proteggere i minorenni. Inoltre, impone multe fino all'equivalente di 1600 dollari per "azioni pubbliche dirette a propagandare la sodomia, il lesbismo, la bisessualità e la transessualità tra i minorenni".

"Si tratta di un malcelato tentativo di legalizzare la discriminazione,  attraverso l'idea che gli attivisti e le attiviste per i diritti delle persone Lgbti stiano cercando in qualche modo di convertire la gioventù russa attraverso la propaganda. Una tesi risibile, se non fosse che gli effetti di questa legge sarebbero molto pericolosi e di ampia portata" - ha dichiarato Amnesty International.

Di fatto, se la legge entrasse in vigore, la libertà d'associazione e d'espressione delle persone e dei gruppi Lgbti sarebbe proibita ovunque fossero presenti dei bambini, praticamente in quasi tutti gli eventi organizzati da loro e in loro favore.

Altre regioni della Russia hanno in programma la messa al bando della "propaganda dell'omosessualità". A Riazan le norme in materia sono già entrate in vigore, mentre a Mosca e ad Arkhangelsk se ne sta discutendo.

mercoledì 6 luglio 2011

Il ministro della Sanità indiano dice che l'omosessualità è una malattia


Il ministro Ghulum Nabo Azad  © Demotix
Amnesty International ha chiesto alle autorità indiane di proteggere i diritti degli omosessuali, all'indomani delle vergognose dichiarazioni del ministro della Sanità, il quale intervenendo lunedì 4 luglio a una conferenza sull'His/Aids ha detto l'omosessualità è "una malattia" e fare sesso tra due uomini "è una cosa completamente innaturale e non dovrebbe accadere".

Amnesty International ritiene che le affermazioni del ministro Ghulum Nabo Azad rappresentino un grave passo indietro nella tutela dei diritti sessuali.

Nel 2009, con una sentenza storica, l'India aveva annullato le leggi coloniali britanniche del XIX secolo che proibivano rapporti sessuali consensuali tra persone del medesimo sesso.

L'Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto che la protezione dei diritti degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini è fondamentale per promuovere pratiche sessuali sicure e per contrastare la diffusione dell'Hiv. Stigmatizzare in pubblico l'omosessualità o, come nel caso del ministro indiano, definirla una patologia, rischia di dissuadere molti uomini dal ricorrere a test o a trattamenti per l'Hiv/Aids.

giovedì 23 giugno 2011

Russia: attivisti Lgbt a rischio di violenze e arresti


Riga Pride©Amnesty International
Le autorità di San Pietroburgo, Federazione Russa, hanno negato ad attivisti dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) il ​​diritto a organizzare un Pride slavo, previsto per il 25 giugno. Si teme che la polizia possa arrestare i manifestanti pacifici. Ci sono state, inoltre, minacce di violenza da parte di gruppi che contestano i diritti Lgbt.
 
A giugno i membri dell'organizzazione Ravnopravie (Uguaglianza) hanno comunicato alle diverse amministrazioni distrettuali di San Pietroburgo l'intenzione di svolgere una manifestazione pacifica per i diritti delle persone Lgbt in Russia e non solo. In base a una legge su riunioni pubbliche e manifestazioni, le autorità possono suggerire un luogo o un momento diversi da quelli previsti per un evento pubblico, se ci sono obiezioni legittime.

Diversi distretti hanno risposto proponendo sedi alternative non adatte all'evento, come boschi lontani e siti industriali e con motivazioni arbitrarie sul perché il Pride non potesse tenersi nell'area inizialmente proposta. Per esempio, l'amministrazione del distretto Vasileostrovskii ha informato il Ravnopravie che il percorso proposto, lungo le rive del fiume Neva, avrebbe distratto gli automobilisti nel traffico e, quindi, avrebbe potuto causare incidenti. Il Ravnopravie e altri attivisti stanno ancora cercando di giungere a un accordo con le autorità su un'area adatta, dove svolgere il Pride slavo.

Amnesty International teme che, se le autorità non si accorderanno su un'area adeguata all'evento, è probabile che dimostranti pacifici per i diritti delle persone Lgbt saranno trattenuti dalla polizia e potrebbero essere attaccati da contromanifestanti nel caso in cui si decidesse di realizzare comunque l'evento.

Manifestanti antigay hanno ripetutamente invocato la violenza contro gli attivisti Lgbt. Il 17 giugno, un gruppo a San Pietroburgo ha organizzato un "esorcismo pubblico" del movimento dei diritti dei gay, che prevedeva di avvolgere una bara in una bandiera arcobaleno e di "accoltellarla". La polizia non è intervenuta. I manifestanti hanno anche chiesto le dimissioni del capo del distretto Moskovskii di San Pietroburgo, perché aveva autorizzato una manifestazione contro l'omofobia nel maggio 2011.
 
 

martedì 21 giugno 2011

Amnesty International chiede al governo turco di agire per porre fine alla discriminazione nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender


Gay Pride a Beyoglu, Istanbul, 4 luglio 2008 © Yasemind
In un rapporto intitolato "Né una malattia, né un reato: le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender della Turchia chiedono uguaglianza", pubblicato oggi, Amnesty International ha chiesto alle autorità turche di introdurre leggi che proteggano le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgtb) dall'ampia discriminazione che subiscono, dai servizi sanitari all'educazione, dall'alloggio all'impiego, in un paese privo di mezzi legali per contrastarla. "Il profondo pregiudizio nei confronti delle persone Lgtb e la paura dell'ostracismo e degli attacchi fanno sentire molte di esse costrette a nascondere il loro orientamento sessuale, anche nei confronti dei familiari" - ha dichiarato Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia. "Dichiarazioni omofobe da parte delle autorità hanno incoraggiato gli atti discriminatori. Anziché ripetere gli errori del passato, il nuovo governo deve rispettare e proteggere i diritti delle persone Lgbt a parole e nei fatti". "Impossibilitate a trovare un impiego, le transgender sono spesso costrette a svolgere prestazioni sessuali illegali, nel cui ambito vengono ulteriormente perseguitate da pubblici ufficiali. Sono inoltre il bersaglio preferito dei crimini dell'odio, ma questo aspetto rimane largamente ignorato da parte delle autorità" - ha aggiunto Gardner. Giorno per giorno, le transgender vengono multate arbitrariamente, in quella che appare una persecuzione sistematica e una punizione basata sull'identità di genere. Coloro che osano sfidare  questa prassi rischiano minacce e atti di violenza. In un sondaggio condotto nel 2010 da Lambda Istanbul, un'organizzazione di solidarietà con le persone Lgbt, oltre l'89 per cento delle 104 transgender intervistate ha dichiarato di essere stato vittima di violenza fisica mentre era in custodia della polizia. Solo nel 2010, le associazioni Lgbt hanno documentato 16 omicidi a causa dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere delle vittime.
Molti crimini dell'odio non vengono denunciati e, anche in caso di denuncia, non vengono registrati come reati, né tantomeno le motivazioni dell'atto di violenza vengono prese in considerazione.

Le persone Lgbt subiscono discriminazione anche quando sono le vittime dei crimini violenti. Numerose leggi, pur non essendo esplicitamente discriminatorie, vengono applicate dal sistema giudiziario in modo da risultare discriminatorie.
 

venerdì 10 giugno 2011

La Sezione Italiana di Amnesty International partecipa all'Europride 2011 di Roma, per esprimere solidarietà ai Pride a rischio in Europa e chiedere all'Italia di contrastare adeguatamente gli attacchi omofobi


La Sezione Italiana di Amnesty International comunica la propria partecipazione alle iniziative dell'Europride 2011 di Roma, che culmineranno nella parata di sabato 11 giugno.

Attraverso la sua presenza all'Europride 2011 di Roma, l'organizzazione per i diritti umani vuole manifestare solidarietà verso tutte le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) che in Europa non sono ancora libere di vivere e di esprimere il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere e vedono minacciato il loro diritto di manifestare in libertà e sicurezza. In Russia, Ucraina e Moldova non è stato ancora possibile organizzare un Pride, mentre in diversi altri paesi europei (tra cui Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Serbia, Estonia, Lettonia e Lituania) le manifestazioni sono a rischio o hanno luogo senza un'adeguata protezione dagli attacchi omofobi.

In Italia, Amnesty International chiede alle autorità di garantire maggiore sicurezza alle persone Lgbt, colmando al più presto la lacuna legislativa costituita da una normativa che non considera i crimini motivati da discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere alla stregua di quelli fondati su altro tipo di discriminazione, attualmente coperti dalla Legge n. 205/1993 c.d. Mancino (il cui elenco comprende razza, nazionalità, etnia e religione, ma non l'orientamento sessuale e l'identità di genere).

L'8 giugno alle 18, presso il Pride Park di piazza Vittorio Emanuele II, la Sezione Italiana di Amnesty International e il Circolo Mario Mieli presenteranno un convegno dal titolo "Human rights are my pride. La lunga marcia per i diritti Lgbt in Europa". Durante l'incontro, che intende essere un importante momento di confronto e riflessione sulla situazione dei diritti umani delle persone Lgbt nei paesi europei, Vladimir Simonko, presidente della Lithuanian Gay League e Şevval Kilic, attivista della Istanbul LGBTT Solidarity Association, racconteranno le battaglie vinte e le sfide da affrontare, assieme a esponenti del mondo accademico e dell'associazionismo Lgbt in Italia.

Attivisti e simpatizzanti di Amnesty International prenderanno parte alla parata dell'11 giugno, sfilando dietro il carro dell'associazione con fumetti e slogan come "Amare è un diritto umano" e "Human rights are my pride".
 
Presso lo stand di Amnesty International, allestito all'interno del Pride Park, e online è già possibile prenotare il proprio fumetto per partecipare alla parata, informarsi sulle campagne contro la discriminazione in Europa e partecipare a una foto-petizione per mostrare solidarietà verso i Pride a rischio.
Vladimir Simonko e Şevval Kilic parteciperanno alla video chat "Liberi e uguali in dignità e diritti", che si terrà giovedì 9 giugno alle 15.00, e a un incontro aperto che si terrà presso lo stand di Amnesty International al Pride Park il 10 giugno alle 19.

giovedì 2 giugno 2011

La Sezione Italiana di Amnesty International all'Europride 2011 di Roma, per esprimere solidarietà ai pride a rischio in Europa e chiedere all'Italia di contrastare adeguatamente gli attacchi omofobi

La Sezione Italiana di Amnesty International partecipa alle iniziative che prendono il via oggi per l'Europride 2011 di Roma e culmineranno nella parata di sabato 11 giugno, nella quale attivisti e simpatizzanti di Amnesty International sfileranno dietro il carro dell'associazione con fumetti e slogan come "Amare è un diritto umano" e "Human rights are my pride", per manifestare solidarietà verso tutte le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (Lgbt) che ancora, in Europa, non sono libere di vivere e di esprimere il loro orientamento sessuale e la loro identità di genere e vedono minacciato il loro diritto di manifestare in libertà e sicurezza. Tutt'oggi in Russia, Ucraina e Moldova non è stato ancora possibile organizzare un Pride, mentre in diversi altri paesi europei (tra cui Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Serbia, Estonia, Lettonia e Lituania) le manifestazioni sono a rischio o hanno luogo senza un'adeguata protezione dagli attacchi omofobi.
Amnesty International chiede inoltre alle autorità italiane di garantire più sicurezza alle persone Lgbt, colmando al più presto la lacuna legislativa costituita da una normativa che non considera i crimini motivati da discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere alla stregua di quelli fondati su altro tipo di discriminazione, attualmente coperti dalla Legge n. 205/1993 c.d. Mancino (il cui elenco comprende razza, nazionalità, etnia e religione, ma non l'orientamento sessuale e l'identità di genere).
Da oggi, 1° giugno, e fino al 12 giugno, sarà allestito all'interno del Pride Park (Piazza Vittorio Emanuele II) uno stand di Amnesty International, presso il quale sarà possibile prenotare il proprio fumetto per partecipare con Amnesty International alla parata, informarsi sulle campagne contro la discriminazione in Europa e partecipare alla foto petizione per mostrare solidarietà verso i Pride a rischio.
L'8 giugno alle 18, sempre presso il Pride Park, la Sezione Italiana di Amnesty International e il Circolo Mario Mieli presenteranno un convegno dal titolo "Human rights are my pride. La lunga marcia per i diritti Lgbt in Europa" che sarà un importante momento di confronto e riflessione sulla situazione dei diritti umani delle persone Lgbt nei paesi europei. Durante l'incontro Vladimir Simonko, presidente della Lithuanian Gay League e Şevval Kilic, attivista della Istanbul LGBTT Solidarity Association, racconteranno le battaglie vinte e le sfide da affrontare, assieme a esponenti del mondo accademico e dell'associazionismo Lgbt in Italia.
Vladimir Simonko e Şevval Kilic saranno anche protagonisti di una video chat il 9 giugno alle 15, che sarà possibile seguire in diretta sul sito www.amnesty.it e sulla pagina Facebook di Amnesty International,  e di in un incontro aperto che si terrà presso lo stand di Amnesty International al Pride Park il 10 giugno alle 19.

giovedì 19 maggio 2011

Messico: attivista Lgbt ucciso in un attacco omofobo


Baltic Pride 2010©Magda Maxi Jakab
Quetzalcoatl Leija Herrera, attivista per i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender(Lgbt), è stato ucciso nello stato del Guerrero, in quello che sembra essere stato un attacco a carattere omofobo. Altri membri dell'organizzazione per la quale lavorava e attivisti per i diritti delle persone Lgbt  rischiano di essere aggrediti.
Il 4 maggio, Quetzalcoatl Leija Herrera, direttore del Centro studi e progetti per lo sviluppo umano integrato (Centro de Estudios y para el Desarrollo Proyectos Humano Integral, Ceprodehi), è stato aggredito e ucciso a Chilpancingo, capitale dello stato del Guerrero (sud del Messico) da uomini non identificati. Sembra che stesse tornando a casa a piedi dopo aver trascorso una serata con altre persone.

Quetzalcoatl Leija Herrera è stato un fervente difensore dei diritti delle persone Lgbt. Insieme ai suoi colleghi ha organizzato ogni anno a giugno la marcia del Gay Pride a Chilpancingo. Negli anni scorsi, lui e altri membri del Ceprodehi erano stati minacciati telefonicamente di non tenere la marcia altrimenti avrebbero rischiato la morte. A seguito delle loro denunce, la polizia avevano fornito loro protezione durante le marce.

Restano da chiarire le circostanze della morte di Quetzalcoatl Leija Herrera, ma Amnesty International teme che possano essere collegate al suo lavoro presso Ceprodehi e alle sue attività in difesa dei diritti delle persone gay.

La polizia dello stato del Guerrero, che sta indagando sull'uccisione, ha riferito di aver trattenuto per due giorni un suo amico della comunità Lgbt, che è stata l'ultima persona ad averlo visto in vita. Successivamente è stato rilasciato. Altri membri della comunità Lgbt sono stati interrogati, e tra questi anche precedenti partner di Quetzalcoatl Leija Herrera. Sebbene sia essenziale che le autorità seguano tutte le piste, anche in casi analoghi verificatesi in altre regioni del Messico la polizia e i pubblici ministeri hanno sempre incentrato le ricerche unicamente sulle relazioni personali delle vittime, piuttosto che indagare sui possibili moventi a carattere omofobo.

Le persone Lgbt e gli attivisti continuano a subire aggressioni e intimidazioni in Messico, in particolare al di fuori di Città del Messico. L'impunità per questo tipo di crimini rimane diffusa e le misure adottate dalle autorità per proteggere da attacchi omofobici e per rendere efficace la legislazione antidiscriminazione sono insufficienti, soprattutto nei piccoli centri urbani.
 
 

mercoledì 18 maggio 2011

Uganda: Niente legge anti-omosessualità!

La legge in Uganda (potete leggere l'articolo postato qualche giorno fa cliccando quì) contro l'omosessualità non è stata approvata! Il parlamento ugandese si preparava a discutere un disegno di legge che rafforzasse la discriminazione e l'odio contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Il disegno di legge, noto come progetto di legge contro l'omosessualità, fu presentato già nel 2009 trovando esito negativo, ed oggi, 18 maggio 2011, trova ancora sfiducia e questo è un segnale positivo. Percui l'azione urgente mossa da Amnesty International può dirsi chiusa e con esito positivo.

sabato 14 maggio 2011

L'Uganda sta per approvare una legge anti-omosessualità!


David Kato, attivista dei diritti LGBT, ucciso in Uganda © Third PartyIl parlamento ugandese si prepara a discutere un disegno di legge che rafforza la discriminazione e l'odio contro le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Il disegno di legge, noto come progetto di legge contro l'omosessualità, è stato presentato nel 2009 e potrebbe essere definitivamente approvato fra l'11 e il 18 maggio, data entro la quale l'attuale parlamento dovrà concludere i suoi lavori.

Tra il 6 e il 9 maggio 2011, la commissione per gli affari legali e parlamentari del parlamento ugandese ha tenuto udienze pubbliche sulla proposta di legge, prima di ritirarsi per finalizzare la sua relazione. Una volta completato questo processo, il disegno di legge è pronto per essere discusso definitivamente in parlamento. La seconda lettura del disegno di legge si terrà probabilmente l' 11 maggio 2011 - un processo che pone le basi per il dibattito legislativo e il possibile passaggio in legge entro uno o più giorni. Un disegno di legge, dopo esser approvato dal parlamento, deve essere firmato dal Presidente prima di diventare legge. Il parlamento ugandese ha tempo fino al 18 maggio per completare tutte le attività parlamentari prima che il nuovo parlamento, vincitore delle elezioni di febbraio 2011, presti giuramento. Amnesty International è seriamente preoccupato che il disegno di legge possa essere convertito in legge tra il 11 e il 18 maggio.

Il Codice penale ugandese già proibisce le relazioni consensuali fra persone dello stesso sesso e la nuova legge autorizzerebbe atti discriminatori contro tutti coloro che sono o vengono percepiti come lesbiche, gay, bisessuali e transgender. Il disegno di legge introduce la pena di morte per il reato di "omosessualità aggravata", punisce tutti coloro che non denunciano le violazioni della legge entro le 24 ore, criminalizza la promozione dell'omosessualità. La legge renderebbe difficile il lavoro degli attivisti per i diritti umani e di tutti coloro che sono impegnati nelle professioni sanitarie.
Amnesty International è al corrente che alcune disposizioni di questa proposta di legge possono essere modificate, ma al momento il contenuto di questi emendamenti rimane poco chiaro.

Il disegno di legge è stato ripreso in un momento di crisi dei diritti umani in Uganda. Dopo la conclusione delle elezioni di febbraio 2011, è stato emanato un divieto contro ogni forma di assemblea pubblica e di manifestazione pacifica per motivi di sicurezza pubblica. Le proteste contro l'aumento del costo della vita, la protesta "walk to work" (andare a piedi a lavoro), iniziata l' 11 aprile, è stata segnata da un uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza, compreso l'uso di armi da fuoco contro la folla. Dall'inizio delle proteste ci sono stati almeno dieci morti e decine di feriti. 

domenica 20 febbraio 2011

Per un'Europa senza discriminazione

Bambina della comunità rom di Miercurea Ciuc, Romania, 13 maggio 2009 ©Zsuzsanna Ardó

In Europa milioni di persone sono ancora sottoposte a esclusione sociale, povertà, maltrattamenti e violenza, per quello che sono, quello che si presume siano o ciò in cui credono.

Bambina della comunità rom di Miercurea Ciuc, Romania, 13 maggio 2009 ©Zsuzsanna Ardó

La discriminazione può assumere diverse forme: insulti e aggressioni, negazione dei beni di prima necessità, dell'accesso ai servizi essenziali e ad altri diritti. La discriminazione può essere diretta, ad esempio quando una legge dispone misure differenti per un particolare gruppo di persone o le esclude. Oppure indiretta, quando leggi o prassi apparentemente neutre svantaggiano uno specifico gruppo di persone.
Chi subisce discriminazione può incontrare ostacoli nell'accesso al lavoro, all'istruzione, all'alloggio e a un'assistenza sanitaria adeguata. Tutte queste forme di discriminazione sono vietate dal diritto internazionale dei diritti umani. Per combatterle è necessario comprendere che i diritti umani sono interconnessi e che troppo spesso la violazione di un diritto può esporre le persone a ulteriori violazioni.

La campagna di Amnesty International "Per un'Europa senza discriminazione" ha lo scopo di ridurre la persecuzione, l'esclusione e la discriminazione sulla base di sesso, razza od origine etnica, nazionalità, religione, orientamento sessuale, di genere o su altri aspetti relativi all'identità e alla coscienza di ogni individuo, perpetrate da stati e attori non statali, affinché tutte le persone in Europa possano godere di un'effettiva ed efficace protezione da ogni forma di discriminazione.
La parità di trattamento di tutte le persone non è solo una questione di buon senso o di cortesia, ma è un diritto riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani cosi come da trattati, tra cui la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali e tutti i governi europei hanno l'obbligo di garantire che questo principio fondamentale sia rispettato.

Il diritto internazionale impegna gli stati ad assicurare che le loro leggi e azioni non abbiano carattere discriminatorio.

Per ottenere un cambiamento effettivo, Amnesty International chiede ai governi europei e all'Unione europea di mettere i diritti umani al centro delle loro politiche:

Fino a quando l'Europa non affronterà seriamente l'esclusione sociale, la violenza e i maltrattamenti, la povertà e il pregiudizio, le persone continueranno a essere discriminate e a vedere violati i loro diritti umani.

giovedì 27 gennaio 2011

Attivista per i diritti delle persone Lgbt assassinato in Uganda

uganda_david_kato_150 Amnesty International si è detta agghiacciata dall'omicidio di David Kato, attivista per i diritti dei gay in Uganda, assassinato il 26 gennaio. Kato era uno dei più importanti difensori dei diritti delle persone gay, lesbiche, omosessuali e transgender (Lgbt) in Uganda.
L'organizzazione per i diritti umani ha sollecitato il governo ugandese ad indagare immediatamente sull'accaduto e a rompere il silenzio sulla retorica discriminatoria che colpisce le persone Lgbt nel paese. Le autorità devono proteggerle contro ogni minaccia e violenza.

Leggi il comunicato "Uganda must investigate killing of LGBT rights activist"