lunedì 25 aprile 2011

AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA UN’AZIONE URGENTE PER FERMARE GLI SGOMBERI DEI ROM A ROMA

Il Segretariato Internazionale di Amnesty International ha lanciato un’azione urgente per chiedere al prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, di fermare immediatamente tutti gli sgomberi forzati degli insediamenti rom di Roma.
Dall’inizio di aprile almeno 30 insediamenti non autorizzati sarebbero stati oggetto di sgomberi forzati e c’e’ il timore che altri insediamenti siano a rischio d’imminente sgombero forzato.
Il 18 aprile, sono state sgomberate le famiglie rom residenti nell’insediamento di via Severini e quelle che vivevano nell’ex stabilimento abbandonato della Mira Lanza. Il 20 aprile e’ stata la volta dell’insediamento di via del Flauto. Oggi, 22 aprile, e’ iniziato lo sgombero del campo di via dei Cluniacensi, abitato da circa 300 persone rom di nazionalita’ romena, il 65 per cento delle quali costituito da minori.
Il 6 aprile il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, riferendosi alla nuova ondata di sgomberi, aveva affermato che dovevano essere eseguiti con urgenza per evitare che i migranti irregolari in arrivo dalla Tunisia trovassero rifugio nei campi non autorizzati.

giovedì 7 aprile 2011

Giornata internazionale dei rom e sinti: Amnesty International chiede alla Serbia di porre fine agli sgomberi forzati. Continuano le preoccupazioni per la situazione in Italia. Domani a Roma una tavola rotonda e il lancio dell'azione "case gemelle"

Alla vigilia della Giornata internazionale dei rom e sinti, che si celebra l'8 aprile, Amnesty International ha sollecitato le autorità della Serbia a porre fine agli sgomberi forzati che vanno avanti da due anni nella capitale Belgrado e a fornire alloggi adeguati alle comunità colpite dagli sgomberi.

In un nuovo rapporto, intitolato "La casa è più di un tetto sopra la tua testa: il diniego di un alloggio adeguato ai rom in Serbia", l'organizzazione per i diritti umani denuncia l'aumento degli sgomberi forzati dall'aprile 2009, che hanno costretto alcune comunità a trovare sistemazione in container di metallo in zone isolate della capitale o a tornare in condizioni di povertà nella Serbia meridionale e spesso senza un alloggio adeguato.

"Invece di fermare gli sgomberi forzati, a Belgrado le autorità serbe vi ricorrono sempre di più, allontanando le comunità rom dalle loro abitazioni e costringendole a vivere in alloggi inadeguati" - ha affermato Sian Jones, ricercatore di Amnesty International sulla Serbia. "Se vogliono rispettare i loro obblighi internazionali, le autorità devono porre fine a queste procedure, garantendo inoltre ai rom il diritto ad alloggi forniti di servizi igienico-sanitari e vicini ad altri servizi pubblici e al lavoro e tutelandoli da futuri sgomberi forzati".

Dall'aprile 2009 almeno sette insediamenti informali rom della capitale sono stati sgomberati forzatamente. 
 

domenica 20 febbraio 2011

Per un'Europa senza discriminazione

Bambina della comunità rom di Miercurea Ciuc, Romania, 13 maggio 2009 ©Zsuzsanna Ardó

In Europa milioni di persone sono ancora sottoposte a esclusione sociale, povertà, maltrattamenti e violenza, per quello che sono, quello che si presume siano o ciò in cui credono.

Bambina della comunità rom di Miercurea Ciuc, Romania, 13 maggio 2009 ©Zsuzsanna Ardó

La discriminazione può assumere diverse forme: insulti e aggressioni, negazione dei beni di prima necessità, dell'accesso ai servizi essenziali e ad altri diritti. La discriminazione può essere diretta, ad esempio quando una legge dispone misure differenti per un particolare gruppo di persone o le esclude. Oppure indiretta, quando leggi o prassi apparentemente neutre svantaggiano uno specifico gruppo di persone.
Chi subisce discriminazione può incontrare ostacoli nell'accesso al lavoro, all'istruzione, all'alloggio e a un'assistenza sanitaria adeguata. Tutte queste forme di discriminazione sono vietate dal diritto internazionale dei diritti umani. Per combatterle è necessario comprendere che i diritti umani sono interconnessi e che troppo spesso la violazione di un diritto può esporre le persone a ulteriori violazioni.

La campagna di Amnesty International "Per un'Europa senza discriminazione" ha lo scopo di ridurre la persecuzione, l'esclusione e la discriminazione sulla base di sesso, razza od origine etnica, nazionalità, religione, orientamento sessuale, di genere o su altri aspetti relativi all'identità e alla coscienza di ogni individuo, perpetrate da stati e attori non statali, affinché tutte le persone in Europa possano godere di un'effettiva ed efficace protezione da ogni forma di discriminazione.
La parità di trattamento di tutte le persone non è solo una questione di buon senso o di cortesia, ma è un diritto riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani cosi come da trattati, tra cui la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali e tutti i governi europei hanno l'obbligo di garantire che questo principio fondamentale sia rispettato.

Il diritto internazionale impegna gli stati ad assicurare che le loro leggi e azioni non abbiano carattere discriminatorio.

Per ottenere un cambiamento effettivo, Amnesty International chiede ai governi europei e all'Unione europea di mettere i diritti umani al centro delle loro politiche:

Fino a quando l'Europa non affronterà seriamente l'esclusione sociale, la violenza e i maltrattamenti, la povertà e il pregiudizio, le persone continueranno a essere discriminate e a vedere violati i loro diritti umani.

martedì 8 febbraio 2011

Quattro bambini rom morti ieri sera a Roma: dichiarazione della Sezione Italiana di Amnesty International

La Sezione Italiana di Amnesty International intende esprimere il proprio cordoglio ai familiari di Raul Mircea, Fernando, Patrizia e Sebastian, i quattro bambini rom morti la sera del 6 febbraio a Roma nell'incendio del riparo di fortuna in cui abitavano, in un accampamento non autorizzato nei pressi della via Appia. Quello di ieri non è, purtroppo, il primo incidente mortale di questo tipo che si verifica in Italia in un accampamento dove vivono comunità rom. L'organizzazione per i diritti umani ritiene che non sia più rimandabile una riflessione attenta sulle politiche realizzate nel paese nei confronti delle comunità rom e sinte, spesso intrappolate in un circolo vizioso di discriminazione e povertà.
Nel settembre 2010, Amnesty International aveva scritto al sindaco di Roma Gianni Alemanno in riferimento agli annunci di un piano di sgombero, apparentemente aggiuntivo rispetto al "Piano nomadi", di 200 accampamenti abusivi a Roma, e all'asserita intenzione di voler tenere il massimo numero di rom a Roma entro le 6000 unità, attraverso gli sgomberi forzati. In tale occasione l'organizzazione aveva ricordato che è vietato dal diritto internazionale utilizzare gli sgomberi come misura deterrente nei confronti della presenza di cittadini stranieri sul territorio.
L'organizzazione per i diritti umani resta in attesa di una risposta, che descriva in dettaglio le misure prese dalle autorità competenti per garantire che qualunque sgombero sia effettuato nel pieno rispetto della normativa internazionale.
Amnesty International ribadisce oggi che una politica di sgomberi forzati senza adeguate alternative abitative non può costituire una risposta alla povertà e all'emarginazione di tante persone rom, le quali vanno anzitutto rispettate nella loro dignità e nei loro diritti umani e coinvolte nelle scelte che le riguardano.
L'organizzazione per i diritti umani chiede che la risposta alla tragedia di ieri non sia un nuovo ricorso a sgomberi forzati, che esporrebbero le persone colpite a ulteriori abusi, quanto piuttosto un'attenta protezione dei diritti umani delle migliaia di bambini, donne e uomini rom che vivono a Roma e in altre città d'Italia, anche attraverso politiche che assicurino il diritto a un alloggio adeguato e l'accessibilità dei servizi.