domenica 8 aprile 2012

Pena di morte - Usa

Il 5 aprile, dopo 10 ore e mezzo di dibattito, il senato del Connecticut ha approvato una proposta di legge per abolire la pena di morte che potrebbe fare del Connecticut il 17° stato abolizionista degli Usa.

martedì 15 novembre 2011

Convegni Pena di morte

Il Dipartimento di Scienze Internazionalistiche e Studi su Sistema Politico e Istituzionale Europeo dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e Amnesty International

presentano

Lunedì 28 Novembre 2011 ore 10:30 - Aula 2, Corso Umberto I, 40
Pena di morte: la mappatura, i perché dei sostenitori, le ragioni degli abolizionisti.

Introduce
Prof. Massimo Iovane - Ordinario di Diritto Internazionale, Università degli Studi di Napoli "Federico II"

Interverrà
Dott.ssa Nessa Gibbardo - Coordinamento Pena di Morte Amnesty International


Lunedì 5 Dicembre 2011 ore 10:30 - Aula 2, corso Umberto I, 40
Alla vigilia della Giornata Mondiale dei Diritti Umani: quali tutele internazionali per gli Human Rights Defenders?

Introduce
Prof. Massimo Iovane - Ordinario di Diritto Internazionale, Università degli Studi di Napoli "Federico II"

Interverrà
Dott.ssa Liliana Maniscalco - Responsabile Coordinamento Human Rights Defenders di Amnesty International

mercoledì 19 ottobre 2011

"LA CAMERA SCURA": mostra contro la pena di morte al Jarmusch Club

Il 10 ottobre è stata la Giornata internazionale contro la pena di morte e per questa occasione il Gruppo 113 Amnesty International di Caserta ha organizzato l'esposizione di una mostra fotografica che sarà esposta  dal 24/10 al 28/10 presso il Jarmusch Club, via Cesare Battisti, 72 - Caserta.
La mostra scelta è "La Camera Scura": dodici fotografie, tredici attrici e attori che posano per Amnesty International, sostenendo la campagna contro la pena di morte nel mondo. È una mostra fotografica realizzata nell'ambito del progetto Sono contro la pena di morte perché... della Sezione italiana di Amnesty International.

Venerdì 28/10, invece, ci sarà una serata conclusiva di raccolta firme all'insegna dei diritti umani sempre presso il Jarmusch Club, alle ore 20:30.

Vi aspettiamo numerosi con tanta voglia di partecipare e divertirvi!

lunedì 10 ottobre 2011

No alla pena di morte


Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, disumana e degradante ormai superata, abolita nella legge o nella pratica (de facto), da più della metà dei paesi nel mondo. La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti. Non ha effetto deterrente e il suo uso sproporzionato contro poveri ed emarginati è sinonimo di discriminazione e repressione.

Nel 1977, quando Amnesty International partecipò alla Conferenza internazionale sulla pena di morte a Stoccolma, i paesi abolizionisti erano appena 16. Oggi, il numero dei paesi abolizionisti ha superato quello dei mantenitori, che sono 58.

La tendenza mondiale verso l'abolizione della pena di morte ha conosciuto negli anni '90 una decisa accelerazione, sostenuta dai principali organi internazionali come la Commissione sui diritti umani dell'Onu. Nel 2007, nel 2008 e nel 2010, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni e impegna il Segretario generale dell'Onu a riferirne l'effettiva implementazione e a riportare tale verifica nelle successive sessioni dell'Assemblea. Tali risoluzioni, sebbene non vincolanti, portano con sé un considerevole peso politico e morale e costituiscono uno strumento efficace nel persuadere i paesi ad abbandonare l'uso della pena di morte.


Dal 1990, 55 paesi hanno abolito la pena di morte ogni reato. Il Gabon, già abolizionista per i reati ordinari, è diventato completamente abolizionista nel 2010: è il 96° paese al mondo e il 16° nell'Unione Africana ad aver messo fine a questa pratica.


In occasione del 10 ottobre, Giornata mondiale contro la pena di morte, le attiviste e gli attivisti di Amnesty International si mobilitano per chiedere la fine delle esecuzioni in Bielorussia, l'unico paese europeo e dell'ex Unione Sovietica che ancora applica la pena capitale.
 
 
 

giovedì 22 settembre 2011

Stati Uniti, messo a morte Troy Davis



Amnesty International ha condannato la decisione delle autorità della Georgia di mettere a morte Troy Davis. Davis, 42 anni, nel braccio della morte dal 1991, è stato messo a morte con un'iniezione letale nella prigione di Jackson nella tarda serata di ieri, nonostante sussistessero forti dubbi sulla sua colpevolezza. All'inizio della giornata, in Iran era stato impiccato in pubblico un ragazzo di 17 anni, condannato per l'omicidio di un noto atleta, nonostante il divieto internazionale di mettere a morte minorenni al momento del reato. Tra le due esecuzioni, in Cina veniva messo a morte un cittadino pachistano giudicato colpevole di spaccio di stupefacenti, sebbene i reati di droga non ricadano nella categoria dei "crimini più gravi" di diritto internazionale. "È stato un giorno terribile per i diritti umani nel mondo. Questi tre paesi si sono sfilati dalla tendenza globale verso l'abolizione della pena di morte" - ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicedirettrice per le Americhe di Amnesty International. "I paesi che mantengono la pena di morte spesso si difendono sostenendo di agire in linea col diritto internazionale. Quanto è successo ieri lo smentisce clamorosamente" - ha aggiunto Marengo. Gli attivisti e le attiviste di Amnesty International stanno portando avanti un'intensa campagna contro la pena di morte. Negli ultimi giorni, avevano consegnato alle autorità della Georgia quasi un milione di firme per chiedere la commutazione della condanna di Davis. Manifestazioni si erano svolte in oltre 300 città di ogni parte del mondo, Italia compresa.

sabato 5 marzo 2011

Torna la pena di morte a Taiwan: cinque fucilazioni

Amnesty International ha condannato l'esecuzione di cinque uomini avvenuta a Taiwan il 4 marzo 2011 mediante fucilazione.
I cinque, Wang Chih-huang, Wang Kuo-hua, Chuang Tien-chu, Guang Chung-yen e Chung Teh-shu, erano stati condannati a morte per crimini commessi tra il 1998 e il 2005.
"Le autorità taiwanesi avevano recentemente dichiarato l'intenzione di abolire la pena di morte e appena quattro settimane fa il presidente Ma Ying-jeou aveva porto scuse ufficiali per l'esecuzione di un innocente, nel 1997. Le cinque fucilazioni sono un segnale del tutto contrario a quegli impegni, a quelle scuse e alla tendenza mondiale verso l'abolizione della pena di morte" - ha affermato Amnesty International.
Le ultime esecuzioni nell'isola avevano avuto luogo il 30 aprile 2010, quando erano stati fucilati quattro prigionieri. Le leggi in materia di pena di morte non prevedono la possibilità di chiedere la grazia o la commutazione della condanna, un diritto riconosciuto dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, che Taiwan è obbligata ad applicare.
Inoltre, i familiari dei condannati a morte non vengono informati sulla data di esecuzione dei propri congiunti e ne vengono a conoscenza solo quando vengono chiamati a ritirare le salme dagli obitori. Nei bracci della morte rimangono oltre 70 prigionieri.

martedì 18 gennaio 2011

10 Ottobre 2010 : Giornata mondiale contro la Pena di Morte

Quest’anno, nel decimo giorno del decimo mese dell’anno 2010 (10.10.10)
la Giornata mondiale è dedicata alla pena capitale negli Usa
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 Un'esecuzione non può ridare vita alla vittima né cancellare per sempre la sofferenza provata dalla sua famiglia.
Eseguendo una condanna a morte o ancora atti di tortura, lo stato commette un omicidio e dimostra la stessa prontezza del criminale nell'uso della violenza fisica. Che esempio si dà alla società?
La violenza genera solo altra violenza e la violenza di stato legittima una sorte di vendetta privata.. con il rischio di degenerazione e sete di sangue.

Alla follia omicida non si può rispondere con peggior follia.

La pena capitale promuove risposte semplicistiche a problemi complessi e distoglie dall’adozione di misure efficaci contro la criminalità.
Offre una risposta superficiale alla sofferenza dei congiunti della vittima dell’omicidio ed estende la sofferenza ai familiari del condannato a morte.
È un sintomo di una cultura di violenza, non una soluzione ad essa.

Firma gli appelli che trovate nel link a destra!
Unisciti ad Amnesty International e alla Coalizione mondiale:
chiediamo insieme la fine di questa pratica crudele, inumana e degradante!