venerdì 9 dicembre 2011

10 dicembre, Giornata dei diritti umani. La maratona mondiale di firme "Write for rights" di Amnesty International

In occasione del 10 dicembre, Giornata dei diritti umani, la Sezione Italiana di Amnesty International prende parte alla maratona mondiale di firme "Write for rights", che vede coinvolti centinaia di migliaia di attivisti e attiviste dell'organizzazione in 82 paesi.

Fino al 17 dicembre sarà possibile sottoscrivere sul sito www.firmiamolitutti.it,  creato appositamente dalla Sezione Italiana di Amnesty International, appelli per il rispetto dei diritti umani in Azerbaigian, Camerun, Corea del Nord, Iran e Messico.

Gli appelli della maratona mondiale di firme "Write for rights" chiedono il rilascio di Jean-Claude Roger Mbede, in prigione in Camerun a causa del suo orientamento sessuale; di Jabbar Savalan, in prigione in Azerbaigian per aver pubblicato su Facebook un articolo critico nei confronti del governo; e di Mohammad Sadiq Kabudvand, in prigione in Iran per aver difeso i diritti della minoranza curda.

Un quarto appello chiede la chiusura del campo di prigionia Yodok, in Corea del Nord, dove si trovano almeno 50.000 detenuti politici, bambini compresi. Il quinto appello chiede che sia celebrato il processo nei confronti dei militari responsabili dello stupro di due donne in Messico, Inés Fernández Ortega e Valentina Rosendo Cantú.

Oltre alla firma degli appelli, sempre attraverso il sito www.firmiamolitutti.it, sarà possibile inviare un messaggio di solidarietà a Jean-Claude Roger Mbede, per sostenerlo nella sua lotta per la giustizia in Camerun.

Decine di eventi si terranno in ogni parte del mondo, per ricordare anche il 50° anniversario di Amnesty International. Tra gli altri, la sera del 10 dicembre, le Cascate del Niagara s'illumineranno di giallo, il colore dell'organizzazione per i diritti umani nata nel 1961 e che conta oggi 3,2 milioni di soci.

domenica 5 giugno 2011

Marocco, basta alla violenta repressione delle proteste


Manifestazione in Marocco © APGraphicsBank
In vista dell'annunciata mobilitazione nazionale per le riforme indetta per domenica 5 giugno, Amnesty International ha chiesto alle autorità del Marocco di non ricorrere all'uso della forza eccessiva contro i manifestanti.

L'appello è giunto dopo che, nelle scorse settimane, decine di manifestanti sono stati aggrediti dalle forze di sicurezza in quella che Amnesty International ha definito una "reazione draconiana" nei confronti di persone che intendevano semplicemente esercitare il loro diritto alla libertà d'espressione e di assemblea.

Sette persone sono ancora agli arresti a Tangeri e rischiano l'incriminazione.

Le autorità di Rabat sono sotto pressione da quando il 20 febbraio sono iniziate anche in Marocco le proteste ispirate da quelle in corso in altri paesi dell'Africa del Nord. Vi prendono parte attivisti politici, esponenti di organizzazioni per i diritti umani e militanti del "Movimento 20 febbraio", che sostiene le richieste di riforme.

Il 28 e 29 maggio si sono svolte proteste per lo più pacifiche in diverse città del Marocco, tra cui  Kenitra, Safi, Fes, Tangeri, Casablanca e Salé. I manifestanti sono stati aggrediti da uomini delle forze di sicurezza, anche in borghese, che hanno picchiato con bastoni e manganelli chi si trovava a portata di mano, compresi bambini e donne che hanno riportato ferite al volto e al capo.

A Safi, 10 manifestanti sono stati arrestati dalle forze di sicurezza, costretti a salire a bordo di automobili, picchiati e abbandonati in una zona deserta. Molti hanno dovuto tornare a casa a piedi, nonostante avessero riportato gravi ferite.
 
Il 25 maggio circa 8000 medici hanno preso parte a Rabat a un sit-in di fronte al ministero della Sanità e hanno tentato di marciare fino al parlamento. Le forze di sicurezza li hanno fermati a calci e a manganellate, ferendo oltre 40 persone, almeno una delle quali ha dovuto affrontare un intervento chirurgico.

Secondo quanto appreso da Amnesty International, le forze di sicurezza si stanno presentando a casa delle famiglie degli attivisti del "Movimento 20 febbraio", proferendo intimidazioni e minacce.

Inoltre, alcuni manifestanti ricoverati nelle strutture ospedaliere pubbliche continuano a vedersi negare la cartella clinica e dunque l'attestazione delle ferite riportate, ciò che pregiudica la possibilità di chiedere giustizia e un risarcimento dei danni subiti.

A marzo, erano state annunciate alcune riforme, tra cui la creazione di un nuovo Consiglio nazionale per i diritti umani. Il re Mohammed VI aveva promesso un piano di riforme costituzionali e la devoluzione di alcuni suoi poteri. Il modo in cui vengono affrontare le manifestazioni di queste settimane sta inferendo un duro colpo alla serietà delle promesse riforme.