venerdì 6 luglio 2012

Sud Etnic Restaurant & Amnesty Caserta

Vi aspettiamo stasera, alle ore 21, per un concerto in onore della "Giornata Internazionale del rifugiato". Una serata di solidarietà, di musica Rock Acustico e ottimo cibo nel grande giardino del S U D Etnic Restaurant - Steak House - Cucina Mediterranea.

Una serata in collaborazione con "Amnesty Caserta" e con il grande Rock Acustico degli "OLD STREET RUNNERS".

Il Gruppo di Amnesty Caserta sarà presente al concerto con un banchetto dove sarà possibile firmare la petizione sugli accordi Italia-Libia, ricevere informazioni e risposte su tutte le campagne e petizioni, ritirare del materiale informativo e sapere come diventare attivisti!!!

Vi aspettiamo numerosi al


Sud Etnic Hall - via Galatina 138 - San Clemente (CE)


sabato 25 febbraio 2012

Sentenza della Corte europea sui respingimenti in Libia: una "pietra miliare" per Amnesty International, che torna a chiedere che gli accordi con Tripoli siano basati sui diritti umani

Amnesty International ha definito "una pietra miliare" la sentenza emessa oggi dalla Corte europea dei diritti umani nel caso Hirsi Jamaa e altri contro l'Italia.

Il caso riguarda 11 cittadini somali e 13 cittadini eritrei che facevano parte di un gruppo di circa 200 persone intercettate in mare dalle autorità italiane e respinti direttamente in Libia, senza che fosse stata valutata la loro necessità di protezione internazionale: una delle operazioni di intercettamento e rinvio in Libia eseguita dalle autorità italiane nel 2009, a seguito dell'accordo bilaterale tra Italia e Libia allora in vigore.

Secondo i ricorrenti, la decisione dell'Italia era incompatibile con gli articoli 3 (sulla proibizione di tortura e di trattamenti disumani e degradanti) e 13 (sul diritto a un rimedio efficace) della Convenzione europea sui diritti umani (Cedu) e con l'articolo 4 del Quarto protocollo alla Convenzione stessa (sul divieto di espulsioni collettive).

La Corte ha giudicato che l'Italia stava esercitando la sua giurisdizione quando trasferì su una nave le persone intercettate respingendole verso la Libia. All'unanimità, ha stabilito che l'Italia ha violato l'articolo 3 della Cedu poiché i ricorrenti furono esposti al rischio di essere sottoposti a maltrattamenti in Libia e di essere rimpatriati in Somalia ed Eritrea; che vi è stata violazione dell'articolo 4 del Quarto Protocollo alla Cedu; che vi è stata violazione dell'articolo 13 della Cedu, combinato con l'articolo 3, e dell'articolo 13 della Cedu combinato con l'articolo 4 del Quarto Protocollo alla Cedu.

mercoledì 31 agosto 2011

Libia: gli archivi delle prigioni rischiano di andare persi

Gli archivi delle prigioni e altre informazioni di grande importanza rischiano di andare persi poiché i centri di detenzione sono in condizioni d'insicurezza e i documenti vengono distrutti o portati via. È quanto ha verificato la delegazione di Amnesty International presente in Libia, che ha chiesto al Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di proteggere queste prove in luoghi sicuri e di rivolgersi a coloro che hanno sottratto documenti affinché vengano restituiti.

"Gli archivi delle prigioni e altre prove possono essere di grande importanza per eventuali futuri processi relativi ai crimini commessi sotto il regime del colonnello Gheddafi" - ha dichiarato Claudio Cordone di Amnesty International. "Queste prove potrebbero far venire alla luce informazioni sui prigionieri 'scomparsi' in Libia negli ultimi decenni, comprese le migliaia di persone catturate dalle forze pro-Gheddafi dall'inizio della rivolta".

Il 28 agosto, la delegazione di Amnesty International ha visitato la prigione di Abu Salim, rinvenendo documenti sparsi in giro nel cortile del carcere e in buste situate in almeno due stanze.

mercoledì 6 luglio 2011

Siria: rapporto di Amnesty International rivela crimini contro l'umanità a Tell Kalakh

CS066: 06/07/2011


Ahmed Abu Libdeh, morto mentre era in custodia © Archivio privato
In un nuovo rapporto sulla Siria, diffuso oggi, Amnesty International ha dichiarato che i metodi brutali usati nelle devastanti operazioni di sicurezza a Tell Kalakh possono costituire crimini contro l'umanità. Il rapporto, intitolato "Repressione in Siria: il terrore a Tell Kalakh", denuncia decessi in carcere, torture e detenzioni arbitrarie nel contesto dell'offensiva condotta a maggio dall'esercito e dalla polizia siriana contro gli abitanti della città, situata vicino al confine libanese. "Quanto abbiamo appreso da chi ha assistito ai fatti di Tell Kalakh compone un quadro di violazioni sistematiche e mirate con l'obiettivo di sopprimere il dissenso" - ha dichiarato Philip Luther, vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. "La maggior parte dei crimini descritti nel nostro rapporto ricadrebbero nella competenza della Corte penale internazionale, ma è necessario che prima il Consiglio di sicurezza deferisca la situazione della Siria al procuratore della Corte". Il rapporto si basa su interviste a oltre 50 persone, fatte in Libano e al telefono, nei mesi di maggio e giugno. Amnesty International non ha avuto il permesso di entrare in Siria.  

martedì 17 maggio 2011

Mandato d'arresto per Gheddafi: "Un passo in direzione della giustizia", secondo Amnesty International

Amnesty International ha definito "un passo in direzione della giustizia per le vittime delle violazioni dei diritti umani in Libia" il mandato d'arresto per il colonnello Muammar Gheddafi chiesto oggi dal procuratore della Corte penale internazionale.

Secondo quanto dichiarato dal procuratore Luis Moreno-Ocampo, la richiesta del mandato d'arresto, che riguarda anche uno dei figli di Gheddafi, Saif al-Islam, e il capo dell'intelligence militare Abdallah al-Sanussi, fa riferimento a due fattispecie di crimini contro l'umanità: omicidio e persecuzione.

"La richiesta del mandato d'arresto è un passo in direzione della giustizia internazionale e verso l'accertamento delle responsabilità per le violazioni dei diritti umani nella regione" - ha dichiarato Michael Bochenek di Amnesty International. "Tuttavia, la comunità internazionale, che aveva deciso con un accordo senza precedenti di deferire la situazione della Libia alla Corte penale internazionale, non può consentire alla giustizia di sembrare selettiva: la situazione in Siria è negativa tanto quanto lo era quella in Libia all'epoca della decisione del Consiglio di sicurezza".

Le ricerche svolte da Amnesty International in Libia da febbraio indicano che sono stati commessi crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Dall'inizio delle proteste di Bengasi, è stata lanciata un'ondata di omicidi e sparizioni forzate contro chiunque fosse sospettato di avere posizioni critiche nei confronti del governo di Tripoli.

Amnesty International chiede al Consiglio di sicurezza di affermare la neutralità della giustizia internazionale, autorizzando un'indagine della Corte penale internazionale sulle centinaia di omicidi di manifestanti avvenuti in Siria.

"La vera giustizia internazionale dev'essere per tutti in Medio Oriente e in Africa del Nord" ha aggiunto Bochenek.

Se il mandato d'arresto sarà emesso, come ci si aspetta, Amnesty International solleciterà il colonnello Gheddafi a consegnarsi alla giustizia e ad affrontare il processo di fronte alla Corte penale internazionale. Tutti gli stati membri delle Nazioni Unite saranno obbligati a negare a lui e ai suoi coimputati un salvacondotto sicuro.